simon71
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Le prime testimonianze della presenza umana nel territorio di Gambolò risalgono al Mesolitico recente (5500-4500 a.C.) e sono state individuate lungo la sponda destra del Terdoppio, dove alcuni gruppi di cacciatori si fermano periodicamente durante le loro escursioni di caccia. In seguito, nell'età del Bronzo medio e tardo (2000-1900 a.C.), un significativo villaggio si sviluppa sempre sui dossi del Terdoppio.
L'intero territorio conosce una notevole fase insediativa in epoca celtica, dalla seconda metà del secolo III a.C.; in questo periodo sorgono numerosi villaggi, come testimoniano le relative necropoli. Proprio da frazione Belcreda proviene un vaso funebre che reca il nome del defunto di cui contiene i resti: Vindonidius, il primo abitante di Gambolò di cui conosciamo il nome.
Arriviamo quindi all'origine del centro storico di Gambolò, vocabolo composto di due tipiche parole romane, campus e latus. Siamo nel 218 a.C. nel corso della Seconda Guerra Punica. Annibale ed il suo esercito, valicate le Alpi, fronteggiano le legioni romane del console Publio Cornelio Scipione nella Battaglia del Ticino.
[Fonte : Prof. Alessandro Colombo "Gambolò e le sue Pievi", Tip. Nazionale Emilio Natale - Vigevano 1925]
Il campo romano, orientato di regola da levante a ponente, forma un quadrilatero diviso per metà da una strada detta decumanus maximus. A due terzi circa del campo un'altra strada, il cardo maximus o via principalis, taglia ad angolo retto il decumano. All'interno corrono poi altre strade minori, sempre tagliantisi ad angolo retto. L'incrocio di queste strade finisce per dare al campo la figura di una vera e propria scacchiera.
Se si esamina la pianta attuale del paese, non è difficile riconoscere il decumanus (via S. Gaudenzio e via Mazzini) e il cardo maximus (corso Umberto I e corso Vittorio Emanuele II) nelle due principali arterie che si intersecano ad angolo retto nell'odierna piazza Cavour, sede di quello che era il praetorio o residenza del comandante.
Ancora oggi queste ultime due sono delimitate da porte, le quali occupano il posto tenuto in origine dalla principalis sinistra (Porta Milano da corso Umberto) e principalis dextera (Porta Genova da corso V. Emanuele). Una terza porta chiude ad ovest la via Mazzini, ricordo senza dubbio della originaria porta decumana. Più non esiste la quarta porta o praetoria, giacché la via S. Gaudenzio è interrotta all'incontro delle vie Magenta e Cairoli.
Al tutto conservata è invece la circonvallazione esterna, la quale racchiude un quadrilatero di circa mt. 320 per mt. 400, e il fossato che scorre sul lato ovest, oggi roggia Corbetta.
L'epoca romana, dalla fine del I secolo a.C., porta un influsso benefico: i coloni, i commercianti e gli artigiani romani recano un significativo apporto in termini di conoscenze tecniche e culturali. Alcune are votive ritrovate nella chiesa di Sant'Eusebio, testimoniano la presenza di un luogo di culto.
Poi, progressivamente, i dati archeologici si rarefanno: è un segno dei tempi dovuto ai cambiamenti e alla crisi dell'Impero. I barbari, varcati armi alla mano i confini, devastano il nord Italia saccheggiando e derubando.
La prima volta che il nome del paese compare nella storia è nel 999, in un documento in cui si dice che un certo Ademarus de Gambolate deve risarcire il vescovo di Vercelli Leone dei danni arrecatigli. Il castello viene citato per la prima volta cento anni dopo, nel 1099: la fortezza accoglie al sicuro gli abitanti del villaggio e della campagna circostante.
Ma il documento più importante è una bolla del papa Innocenzo II del 1133 che conferma all'allora vescovo di Novara l'appartenenza di questo territorio alla sua diocesi: il paese viene chiamato Campus Latus.